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Prime parole

Gli articoli degli esperti

Quasi tutti sono probabilmente convinti che "mamma" o "ma-ma" sia la prima parola pronunciata da ogni bambino. Questo sarebbe anche comprensibile, dato il vostro ruolo insostituibile durante la gravidanza e nei primi mesi di vita. Ma per quanto consapevoli di far cadere forse un mito, dobbiamo riconoscere che le prime parole sono…il pianto. "Ma come?" obietterà senz'altro qualcuno: il pianto è fatto da urla, strepiti, lamenti e non da suoni bene organizzati. Ciononostante, è proprio questa la prima modalità di comunicazione del tuo piccolo: se per "parole" intendiamo capacità di comunicare dobbiamo prendere atto che il neonato e il lattante si esprimono come possono e che il loro pianto non indica sempre e necessariamente fastidio e dolore, ma può essere utilizzato per comunicare una serie molto più ampia di messaggi. Se per parole intendiamo invece i primi suoni articolati, allora dobbiamo ammettere un'altra verità, forse un poco scomoda: all'inizio il bambino emette sillabe, riproducendo i suoni che sente in maniera più o meno casuale. E cosa c'è allora di più facile da pronunciare di mamma, pappa, papà, nonna, nanna e simili? Nei primi mesi la realtà è questa: lo sviluppo del linguaggio avviene per gradi e per associazioni. Se ci pensiamo, il significato di ogni termine viene appreso così dal bambino, per il quale "rosso", per esempio, potrebbe essere il nome di un giocattolo, di un familiare o di un colore totalmente diverso da quello stabilito per convenzione. Le prime "vere" parole sono invece quelle che il bambino pronuncia volontariamente: per chiamare, per esempio, la mamma o il papà. Spesso invece ci si preoccupa se il proprio bambino sembra tardare a parlare, senza addentrarci in questioni improduttive (per esempio quello secondo cui le femmine sono più precoci e chiacchierone), possiamo riassumere tre semplici concetti:

  1. Lo sviluppo del linguaggio procede parallelamente a quello cerebrale. L'alimentazione, e in particolare l'apporto di grassi omega-3, è un fattore importante: non lo fa acquisire più precocemente, ma è indispensabile allo sviluppo delle cellule nervose;
  2. Altrettanto determinanti sono gli stimoli che il bambino riceve: non le parole che può sentire dalla televisione, da mantenere il più possibile spenta soprattutto durante i pasti, ma quelle che gli dicono mamma e papà (non importa se non capisce il loro significato);
  3. Infine non dimentichiamo che ogni bambino ha propri tempi di sviluppo e che quanto più viene assecondato nelle sue richieste espresse a gesti tanto meno sarà invogliato a parlare: se per esempio indica il bicchiere e la mamma gli da subito l'acqua è evidente che questa modalità diventa per lui normale. Ciò premesso, è indiscutibile che per qualsiasi genitore sia emozionante sentire le prime paroline del proprio bambino. Lasciagli la gioia di viverle con la massima libertà e spontaneità l'approccio al linguaggio, ma invitalo anche a parlare il più possibile, senza preoccuparsi di essere compreso: anche questa è una "vitamina" per il cervello in crescita.
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