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La nanna

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Non è un'arte né tantomeno esiste una ricetta universalmente valida. Far prendere sonno al tuo bambino è semplicemente un'azione istintiva, che deve farlo sentire, qualunque sia la sua età, dolcemente accompagnato nel mondo dei sogni. Non soltanto la durata ma anche la qualità del riposo è fondamentale, e l'addormentamento è solo la prima fase, quella più delicata.

Il tuo piccolo non deve innanzitutto avvertire un distacco brusco da te e dall'ambiente, ma al tempo stesso deve comprendere che ogni operazione o momento della giornata devono svolgersi in un luogo ben preciso: nel caso del sonnellino, la sua culla. È importante instaurare sin dall'inizio questa buona prassi per non andare incontro a inutili confusioni e soprattutto per evitare l'instaurazione dell'abitudine, tanto più difficile da eradicare successivamente quanto più protratta nel tempo, di rimanere nel lettone con mamma e papà.

Viceversa nei primi mesi è meglio far dormire il piccolo nella tua camera, in modo da controllarlo più da vicino e intervenire prontamente per qualsiasi sua necessità. Va da sé che l'ambiente deve essere tranquillo, privo di interferenze sonore, con giusti valori di temperatura e umidità e che il piccolo deve essere coperto in maniera proporzionata (l'aumento della sudorazione indica che essa è eccessiva).

Un buon fattore in grado di conciliare il suo sonno è una buona poppata, a maggior ragione se di latte materno, che contiene varie sostanze dotate di effetto "rilassante". Altrettanto efficaci sono i "rituali del sonno", e cioè sequenze di azioni compiute sempre allo stesso modo nel momento di preparazione alla nanna: per esempio il bagnetto, il massaggio, le coccole (magari con un delicato sottofondo musicale) e la ninna nanna.

Con la crescita i rituali diventeranno sempre più articolati, potrai aggiungere momenti di gioco, il racconto di storie o altri diversivi: eventuali richieste di attenzione dovranno essere sapientemente gestite e soddisfatte soltanto se realmente necessarie. 
Un aspetto sul quale vale la pena di riflettere è la televisione, la cui presenza purtroppo si impone prepotentemente nelle nostre case: impara a non farla diventare un'abitudine per far rilassare il tuo bambino, sia perché la visione di immagini induce spesso l'effetto contrario sia perché può diventare una fonte di autentica passiva distrazione.

Dopo quasi un anno di duro lavoro, anche per i nostri campi è il momento di riposare un po’… con una piccola eccezione!

A dicembre solo uno specifico tipo di coltivazione è ancora attivo e – anzi – aspetta questo mese per il raccolto: si tratta degli agrumi. Le arance e i mandarini dei nostri campi spagnoli e siciliani sono le uniche protagoniste di questo mese!
Nel frattempo tutto il resto delle coltivazioni viene preparato per affrontare al meglio il periodo invernale. A causa delle basse temperature e della poca luce del sole, i campi non lavorano al 100%, ed è per questo che i nostri coltivatori adottano tre diversi metodi per far trascorrere l’inverno ai nostri campi nel miglior modo possibile.
Vediamo come:

 

Colture invernali
Vengono piantate in autunno (per esempio grano e colza), ma durante il periodo invernale subiscono una battuta d’arresto nella crescita, rimanendo “ferme” a una dimensione di circa 5 cm. Solo in primavera ricominceranno a crescere.

Colture “intermedie”
La semina avviene appena dopo l’ultimo raccolto e le piante crescono molto in fretta prima che inizi l’inverno. Queste – come per esempio la segale e i legumi – non sono destinate a essere raccolte, ma vengono ricoperte di terra per prevenire l’erosione del suolo e aumentarne la vitalità in vista della prossima semina.

 

Suolo incolto
Se l’ultimo raccolto avviene molto tardi, come succede per esempio con ilmais, il coltivatore non ha altra scelta che lasciare il terreno incolto. Un vantaggio di questo metodo è che il gelo può aiutare a migliorare la qualità della superficie del campo.

 

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