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Il latte materno

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Una delle richieste più frequenti delle neomamme è se la quantità di latte assunta dal loro bimbo è sufficiente, e eventualmente cosa possono fare per aumentarla. Per rispondere a queste domande è fondamentale conoscere i meccanismi della lattogenesi, cioè la produzione del latte, che è sottoposta a due ormoni fondamentali: la prolattina e l'ossitocina. La prima è prodotta dall'adenoipofisi, una ghiandola situata alla base del cranio, e, come suggerisce il suo stesso nome, stimola direttamente la ghiandola mammaria: le modificazioni del profilo ormonale che si verificano al termine della gravidanza sono un primo segnale del suo aumento.

L'ossitocina proviene invece dalla neuroipofisi e, tra i suoi molteplici effetti (ricordiamo che è anche responsabile delle contrazioni uterine al momento del parto e favorisce a sua volta la liberazione della prolattina) attiva la contrazione della muscolatura liscia dei dotti galattofori, promuovendo così la fuoriuscita del latte. Questi sono i meccanismi principali, ma una condizione indispensabile per mantenere la produzione del latte è la stimolazione meccanica del capezzolo, che facilita la secrezione di prolattina e ossitocina: ti consigliamo quindi di attaccare al tuo seno il bambino il più presto possibile e con regolarità, anche e soprattutto se la comparsa del latte dovesse tardare.

La tua disposizione d'animo e la tua serenità sono dei presupposti irrinunciabili in questo processo: succede infatti che alcune donne, desiderose di allattare, si fanno prendere dall'ansia oppure, in caso di difficoltà di qualsiasi genere, si sentono frustrate rischiando, come si suol dire, di "perdere il latte" se subiscono uno stress. Il supporto del tuo partner, della tua famiglia e magari di un'amica che ha già affrontato l'esperienza ti possono essere senza dubbio utili, come pure efficace è l'aiuto che possono fornirti il Pediatra, l'ostetrica e, ove disponibile, la consulente in allattamento, una figura professionale poco conosciuta ma presente anche nel nostro Paese. Una cosa va in ogni caso sottolineata: la produzione del latte è un processo del tutto naturale che, una volta avviato, tende a seguire un andamento altrettanto fisiologico, legato alla diretta interazione mamma-bambino.

Spesso la quantità di latte disponibile può diventare un'altra fonte di dubbi e preoccupazioni: in questo caso, il numero di cambi di pannolino e la presenza su di esso di tracce di urina chiara (ossia diluita) sono la miglior conferma della corretta idratazione del piccolo e quindi la prova dell'assunzione di una sufficiente quantità di latte. Tieni poi presente che in ogni caso non ci sono rimedi per aumentare la sua produzione: bere birra, come si suggeriva un tempo, o ricorrere a estratti di piante o altro genere di preparati naturali non sono soluzioni di efficacia dimostrata.

Ricorda poi che la produzione del latte non è un processo semplice: la natura, infatti, pur di mantenerla, "sacrifica" l'organismo materno, intaccando le sue riserve. Per questa ragione è fondamentale seguire un'alimentazione equilibrata e variata, ricca in frutta e verdura, con un modesto aumento dell'apporto calorico (500 calorie al giorno) e un'adeguata assunzione di acqua (almeno 2 litri al giorno).

Dopo quasi un anno di duro lavoro, anche per i nostri campi è il momento di riposare un po’… con una piccola eccezione!

A dicembre solo uno specifico tipo di coltivazione è ancora attivo e – anzi – aspetta questo mese per il raccolto: si tratta degli agrumi. Le arance e i mandarini dei nostri campi spagnoli e siciliani sono le uniche protagoniste di questo mese!
Nel frattempo tutto il resto delle coltivazioni viene preparato per affrontare al meglio il periodo invernale. A causa delle basse temperature e della poca luce del sole, i campi non lavorano al 100%, ed è per questo che i nostri coltivatori adottano tre diversi metodi per far trascorrere l’inverno ai nostri campi nel miglior modo possibile.
Vediamo come:

 

Colture invernali
Vengono piantate in autunno (per esempio grano e colza), ma durante il periodo invernale subiscono una battuta d’arresto nella crescita, rimanendo “ferme” a una dimensione di circa 5 cm. Solo in primavera ricominceranno a crescere.

Colture “intermedie”
La semina avviene appena dopo l’ultimo raccolto e le piante crescono molto in fretta prima che inizi l’inverno. Queste – come per esempio la segale e i legumi – non sono destinate a essere raccolte, ma vengono ricoperte di terra per prevenire l’erosione del suolo e aumentarne la vitalità in vista della prossima semina.

 

Suolo incolto
Se l’ultimo raccolto avviene molto tardi, come succede per esempio con ilmais, il coltivatore non ha altra scelta che lasciare il terreno incolto. Un vantaggio di questo metodo è che il gelo può aiutare a migliorare la qualità della superficie del campo.

 

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